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La riforma europea del copyright è legge. Fa meno paura, leggete i dettagli

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L’Europa ha approvato la riforma del Copyright digitale, più volte rimandata nel corso dei mesi per rivedere il testo, testo che ha subito un netto taglio rispetto alle prime norme previste inizialmente, che fortunatamente non hanno avuto interamente seguito, altrimenti avrebbero provocato un blocco sostanziale della libera circolazione di informazioni su internet.

La norma, approvata con una ristretta maggioranza oggi dal Parlamento Europeo, ha visto in parte contrapporsi il governo italiano, con la Lega e il Movimento cinque stelle schierati contro la norma, mentre Forza Italia, ovviamente spinti anche da interessi diretti del proprio leader, e buona parte del PD, hanno votato a favore della norma.

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Tralasciando però l’aspetto puramente politico, che andava comunque accennato, andiamo ad analizzare quello che prevedono concretamente gli articoli 11 e 13 della legge sul copyright digitale.

Copyrigth digitale, vediamo di cosa si tratta

La riforma è cambiata sostanzialmente, perchè a protezione dei contenuti digitali con diritto d’autore, non ci sarà più un algoritmo automatico che avrebbe segnalato tutte le piattaforme e i contenuti digitali fuori norma, ma saranno direttamente “le persone” a dover controllare che i propri articoli non siano stati trafugati ed utilizzati dalle grande piattaforme, ovviamente con l’ausilio di determinati strumenti.

Abbiamo citato volutamente le GRANDI PIATTAFORME, dato che la norma si applicherà nel dettaglio quasi esclusivamente ai colossi del web, tra cui citiamo Google e Facebook, che non saranno liberi di prendere le notizie e aggregarle sui propri portarli, ma dovranno essere autorizzate e al limite dovranno condividere gli introiti derivati dai contenuti con il relativo editore.

Società di grandi dimensioni non a scopo di lucro, come la famosissima Wikipedia, non saranno toccate dalla riforma del copyright digitale, anche se Wikipedia nella giornata di ieri si è auto oscurata in Europa per protestare comunque contro questa forma di “censura” a favore del creatore primario di contenuti.

Gli utenti rischiano se pubblicano contenuti protetti da copyright?

La risposta è semplice… No. La responsabilità diretta rimane delle piattaforme, come Youtube, che ha il compito di monitorare cosa viene caricato all’interno della propria piattaforma e dovrà controllare che qualsiasi tipo di contenuto non sia protetto da diritti d’autore, altrimenti sarò direttamente Youtube, o chi per essa, a essere multata, e non l’utente che ha caricato l’articolo.

Sono esclusi da tali controlli i contenuti scherzosi e goliardici, come per esempio i meme o le gif.

Anche tutte le piattaforme di archiviazione cloud sono state escluse, dato che i contenuti salvati all’interno dei server remoti costituiscono un privato utilizzo di servizi a pagamento e gratuiti, quindi in alcun modo ci possono essere dei controlli da parte di terzi all’interno di questi data center.


Una norma che fa meno paura del previsto, anche se Google e altri grandi protagonisti del web, potrebbero vedere inizialmente piombare tutta una serie di provvedimenti da parte degli autori di contenuti protetti, basti pensare per esempio a tutti i contenuti su Youtube o tutte le notizie censite su Google News senza la volontà diretta degli autori.

Per ora non si conosce ancora quando la norma sul copyright digitale andrà in vigore, ma probabilmente verrà un minimo personalizzata da parte dei vari paesi membri dell’Unione Europea, anche se saranno vincolati ad adottarla.

Cosa ne pensate, vincolo per la libertà d’informazione o giusto equilibrio tra liberta e rispetto del lavoro degli editori?

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